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Busto Colossale di Ramses II, il ‘giovane Memnone’

Provenienza: Ramesseum a Tebe, Egitto.
19° dinastia, circa 1250 a.C.

Una dei più grandi pezzi di scultura egizia nel British Museum

Ramses II succedette al padre Sethos I nel 1279 a.C. circa, regnando per 67 anni.

Dal peso di 7,25 tonnellate, questo frammento proveniente dalla sua statua fu ritagliato da un blocco unico di granito bicolore. Il soggetto indossa il copricapo nemes sormontato da diadema a forma di cobra. Lo scultore ha usato una leggera variazione rispetto alle normali convenzioni in modo da relazionare il lavoro allo spettatore, angolando di poco gli occhi verso il basso e così favorendone il rapporto con chi l’osserva. Il reperto fu recuperato dal tempio mortuario di Ramses a Tebe (il Ramesseum) da Giovanni Belzoni nel 1816. Belzoni scrisse un resoconto affascinante sull’ardua impresa, descrivendo sia gli ostacoli tecnici dovuti alla misura colossale dell’opera, che quelli politici. Il foro situato a destra del torso è ritenuto il risultato di un tentativo fallito dei membri della spedizione napoleonica, verso la fine del Settecento, di rimuovere la statua. L’imminente arrivo in Inghilterra della testa della statua, nel 1818, ispirò il poeta Percy Bysshe Shelly a scrivere ‘Ozymandias’ :

‘… Il mio nome è Ozymandias, re dei re,
Osservate I miei lavori, o potenti, e disperate!
Null’oltre rimane. Attorno ai resti
Di quel colosso distrutto, infinite e spoglie,
Sabbie solitarie e piane si stendono lontane.’

Dopo l’arrivo nel British Museum, il ‘giovane Memnone’ fu forse la prima opera  di scultura egizia ad essere riconosciuta come opera d’arte dagli intenditori, normalmente abituati a giudicare secondo gli standard dell’arte antica greca.

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